L’intervista a Paolo Fantoni in occasione dell’inaugurazione del nuovo Showroom di CFL a Torino
“Si comincia dal materiale”
Ci sono fornitori e ci sono partner. La differenza si vede quando si smette di parlare di listini e si comincia a parlare di come è fatto un prodotto: da cosa, da dove arriva, quanto dura, dove finisce.
Fantoni è uno dei marchi con cui lavoriamo da più tempo, e questa conversazione con Paolo Fantoni, Presidente e A.D. di Fantoni S.p.a., spiega abbastanza bene perché.
Il punto di partenza è la materia prima e l'economia circolare.
È una frase che ribalta l’ordine con cui di solito si racconta l’arredo. Normalmente si parte dal progetto, dalla forma, dal designer. Qui si parte da un albero, e da una catena di passaggi che in molti casi il cliente finale non vedrà mai.
Per chi come noi progetta e arreda spazi di lavoro, è una differenza pratica. Un pannello con una filiera tracciabile è un pannello di cui possiamo rispondere quando un ufficio acquisti chiede documentazione — e negli ultimi anni lo chiede quasi sempre.
Cosa è cambiato nelle richieste delle aziende.
Fino a poco tempo fa la conversazione con una direzione acquisti ruotava intorno a tre parole: prezzo, tempi, estetica. Oggi accanto a quelle tre ce ne sono altre — provenienza, riparabilità, fine vita — e non sono più un capitolo facoltativo del capitolato.
Le domande che fanno oggi i clienti sono molto più tecniche del passato.
Vogliono sapere cosa c’è dentro un prodotto, non solo come appare. È una cosa che ci ha costretti a migliorare, e ne siamo contenti.
È un cambiamento che vediamo anche dal nostro osservatorio. Chi arreda una sede oggi ragiona su un orizzonte lungo: non “quanto costa adesso”, ma “quanto mi costerà tenerlo in piedi per dieci anni”.
Ed è esattamente il terreno su cui un prodotto ben fatto vince.
Durata come forma di sostenibilità.
C’è un aspetto che nelle discussioni sull’arredo sostenibile passa spesso in secondo piano: la cosa più ecologica che può fare un arredo è durare. Un prodotto sostituito ogni cinque anni consuma più risorse di uno pensato per durarne venti, per quanto sia riciclabile.
È il motivo per cui, quando selezioniamo i marchi da proporre, guardiamo la qualità costruttiva prima delle etichette. Una cerniera che non cede, un bordo che non si scheggia, un rivestimento che si può sostituire senza buttare la struttura: sono dettagli poco fotogenici che decidono la vita reale di un ufficio.
Il ruolo di chi sta in mezzo.
Tra chi produce e chi userà lo spazio c’è un passaggio che spesso viene dato per scontato: la scelta. Un catalogo può contenere ottimi prodotti e produrre comunque un pessimo ufficio, se qualcuno non traduce le esigenze di chi ci lavora in decisioni concrete.
Se state ripensando i vostri spazi di lavoro e volete capire come ragioniamo nella scelta dei partner, il nostro showroom di Torino è aperto su appuntamento…